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La pH-impedenzometria ambulatoriale

La pH-impedenzometria è una nuova metodologia per lo studio del reflusso gastroesofageo. La messa a punto di questa nuova metodica ha avuto inizio verso la metà degli anni ’90 ad opera di un gruppo di fisiologi e gastroenterologi di Aquisgrana. Rapidamente, la pH-impedenzometria si è diffusa come indagine diagnostica per lo studio del reflusso negli adulti, mentre solo negli ultimi tre-quattro anni si è diffusa come metodica applicabile alla popolazione pediatrica. Attualmente solo alcuni centri ne fanno uso (Genova, Bologna, Roma , Napoli).
La pH-impedenzometria, contrariamente alla normale pH-metria che evidenzia solamente la presenza di materiale acido in esofago, è in grado di valutare la presenza di qualsiasi materiale in esofago (gas, liquido, misto), di distinguere la direzione di movimento del contenuto esofageo (sia esso diretto dall’alto verso il basso e quindi una normale deglutizione o dal basso verso l’alto e quindi un episodio di reflusso) e di identificarne il pH. Questo esame quindi, prolungato per 24 ore, permette di evidenziare tutta quella porzione di pazienti con reflusso duodeno-esofago-gastrico (e quindi a pH normale o basico) che sfuggono ad una semplice pH-metria. Inoltre è possibile correlare la presenza di un sintomo (dolore, bruciore, tosse) con un episodio di reflusso, evidenziando tutti quei pazienti i cui sintomi spesso aspecifici persistono anche dopo la soppressione della componente acida (farmaci inibitori della pompa protonica), essendo dovuti alla componente meccanica di movimento del refluito.
Prima dell’arrivo del pH- impedenzometro portatile, al Burlo era in uso un pH-impedenzometro stazionario, costituito da un computer con monitor, adagiato su carrello mobile a cui veniva collegato un elaboratore al quale arrivano i segnali raccolti da un sondino posizionato sotto controllo radiologico nell’esofago del paziente e lì lasciato per 24 ore. Il paziente veniva quindi ricoverato per una giornata intera. Il problema era che tale strumento diagnostico non poteva essere applicato a tutti quei pazienti che potevano beneficiarne, in quanto il bambino era costretto per tutta la durata dell’esame, ovvero 24 ore,  a rimanere nello spazio consentito dalla lunghezza del sondino che non andava oltre alla dimensione del letto ospedaliero. Questo ha limitato di molto l’utilizzo della pH-impedenzometria ai pazienti che per età (lattanti) o per patologia (tetraparesi spastiche, paralisi) non potevano camminare. E’infatti impensabile costringere un bambino di 2,3,7,10 anni a rimanere a letto per 24 ore. E’ da segnalare inoltre che i dati raccolti dovrebbero mimare il più possibile le condizioni di vita normale del paziente.
 Per questo motivo il pH-impedenzometro portatile, facilmente sistemabile in uno zainetto o fissabili agli abiti del paziente, permette una completa libertà dei movimenti. Tali dispositivo permette anche che, dopo il posizionamento della sonda e le debite istruzioni fornite ai genitori, lo svolgimento dell’esame si realizzi a domicilio; trascorse le 24 ore il bambino ritorna in ambulatorio e il sondino viene rimosso. In questa maniera, l’esame risulta molto più accettabile ai piccoli pazienti e ai loro genitori, e la raccolta dei dati riflette in modo più fedele la vita quotidiana del paziente.