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06/03/2018 | LA VOCE DEI VOLONTARI

“Come una famiglia”: è con queste parole che Giulia, volontaria A.B.C., descrive il gruppo di volontari che con energia e vitalità, rallegrano le ore dei bambini in reparto.

Papa Francesco ha detto che: “La “casa” rappresenta la ricchezza umana più preziosa, quella dell’incontro, quella delle relazioni tra le persone, diverse per età, per cultura e per storia, ma che vivono insieme e che insieme si aiutano a crescere”.


Credo che questa frase rappresenti veramente il gruppo dei volontari di A.B.C: è come una famiglia, un gruppo di persone che si aiutano, che crescono continuamente insieme, al di là delle età e della propria storia. Far parte di un gruppo di volontari significa continuare a sperimentare situazioni diverse, più o meno complesse e continuare a vivere emozioni che riescono a donare e a creare dei legami indissolubili tra le persone che le sperimentano.

Essere un volontario di A.B.C significa condividere, esprimere e conoscere; significa far parte di un gruppo di persone diverse tra loro che permette di confrontarsi su idee, opinioni ed esperienze diverse, di esplorarsi andando ad approfondire aspetti propri magari nascosti o non emersi nella quotidianità e di approfondire tematiche nuove arricchendo il proprio bagaglio di conoscenze.

Far parte del gruppo di volontari permette inoltre l’instaurarsi di legami di amicizia che nascono dalla condivisione di valori i quali diventano motore portante della relazione stessa, si crea una sorta di filo (che nel nostro caso, se dovessimo immaginarlo, sarebbe sicuramente rosso) che ci lega, che ci rende un gruppo e che ci permette di sorridere e di sorriderci sempre.

Essere un volontario di A.B.C permette di sperimentarsi in compiti diversi, come ad esempio l’ascolto. Proviamo a porci in un ascolto reale, libero da filtri e senza giudizio, dando alle parole l’importanza che meritano di avere ma nello stesso tempo ascoltando anche ciò che dalla persona proviene attraverso il canale emotivo che trasmette e tocca corde diverse. Ascoltiamo i bambini ed i loro racconti di vita reale o di fantasia, ci poniamo in ascolto dei genitori e dei loro bisogni e ci ascoltiamo tra di noi rispetto alle esperienze vissute, condividendo e cercando di raccontare a parole ciò che viviamo, per dare la possibilità anche agli altri di far proprie le esperienze.

Un altro compito con cui ci sperimentiamo è il gioco: proviamo a contattare la nostra parte infantile che meglio di nessun’altra riesce a metterci in relazione con i “pazientini” del reparto, nel tentativo di regalargli una risata o anche solamente un piccolo sorriso, qualcosa che possa, anche solo per un minuto, modificare la percezione del luogo in cui sono e del perché sono lì.

Portiamo con noi in reparto il carrello dei giochi, come se fosse la nostra cassetta degli attrezzi, proponendogli attività diverse come giochi da tavola, letture o la visione di un dvd, strutturando situazioni di gioco ed impersonando anche personaggi diversi per creare, all’interno della stanza, un mondo di fantasia dove, per un attimo, l’importante sono solo i sorrisi.

Diamo aiuto pratico: ci offriamo banalmente per andare a prendere un caffè ai genitori o per stare con i loro figli se avessero bisogno di uscire, prendere aria e di aiutarli se hanno bisogno di svolgere delle faccende, ponendoci a loro come “spalle” che possano supportarli anche nelle cose più materiali ma allo stesso tempo necessarie.

Inoltre, un altro compito con cui ci sperimentiamo è la sensibilizzazione sulle attività dell’associazione: proviamo a far conoscere A.B.C al di fuori dell’ospedale, durante gli eventi in cui partecipiamo come: attività sportive, manifestazioni presenti nel territorio e dilettandoci nell’impacchettamento dei regali di natale; raccontiamo quali sono i valori dell’associazione e soprattutto quali sono i nostri obiettivi ed i progetti che ci permettono di raggiungerli, distribuendo le nostre brochure ed i giornali ma soprattutto raccontando la nostra esperienza, ciò che è in grado di donare un’esperienza di volontariato, quali sono le emozioni vissute e quali sono i risultati che si raggiungono anche a livello di crescita personale, tutto ciò che A.B.C significa per ognuno di noi.

In tutte queste attività ogni volontario si mette in gioco da un punto di vista emotivo e pratico! Durante la presenza ad eventi, ad accoglienze o in reparto ognuno di noi sperimenta capacità e competenze nuove, scoprendo qualità o difetti mai provati ed imparando quindi ad affidarsi a sé stessi, alle proprie emozioni ma soprattutto al gruppo, che funge da sostegno insostituibile! Credo veramente che queste siano tutte competenze proprie delle persone ma che nella vita quotidiana vengono sperimentate poco, vengono sfruttate poco, credo che tutto questo significhi anche avere il coraggio di vivere veramente tutto per davvero.

Quindi non posso che concludere dicendo che non potrei essere più felice di far parte di questo fantastico gruppo, che giorno dopo giorno, condividendo, esprimendo e conoscendo… crea!

 





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  Associazione per i Bambini Chirurgici del Burlo - onlus - Cod. Fiscale 01084150323   Credit: Altamira / Agora Web