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14/05/2018 | VOGLIO MA NON VORREI MAI

LA SALA OPERATORIA VISTA DA DENTRO IL CUORE DEI GENITORI

della dott.ssa Rosella Giuliani- Psicologa e Psicoterapeuta dell'Età Evolutiva di A.B.C.

Molto spesso abbiamo pensato, detto, parlato dell’intervento chirurgico del bambino, di come comunicarglielo e di come riuscire a sostenerlo.

Vorrei ora riflettere su quello che provano i genitori quando devono affrontare l’intervento chirurgico del proprio figlio. Pensare che i genitori provino soltanto ansia sarebbe riduttivo, poiché i sentimenti che vivono sono molteplici e spesso contrastanti.


Si arriva all’intervento chirurgico talvolta in modo imprevisto, all’improvviso, oppure prevedendolo, nel tempo. Un intervento chirurgico può migliorare la condizione di vita ma non risolvere il problema, può risolvere un problema importante, può risolvere un piccolo problema, può salvare la vita.

Ogni volta che i genitori accompagnano il proprio figlio nel reparto di chirurgia, per quanto il problema sia semplice da affrontare, il loro vissuto è molto conflittuale.

Coloro che non hanno mai intrapreso questo percorso possono provare a seguire il racconto di un

viaggio.

Fin dal momento della diagnosi, e poi dell’annuncio della necessità di un intervento chirurgico per

il proprio bambino, o ragazzo, sia la mamma che il papà si trovano a dovere desiderare qualcosa che

non vorrebbero mai, neanche per tutto l’oro del mondo...

Devono desiderare di ricevere la telefonata che non vorrebbero mai, e che notifica una data, quella

dell’intervento. Devono desiderare di arrivare a Trieste, con mezzi che richiedono una spesa più o meno possibile da affrontare, e devono voler acquistare i biglietti che non vorrebbero mai comprare, di un viaggio che non vorrebbero mai fare.

Devono desiderare di trovare una sistemazione per poter dormire in un posto dove non vorrebbero

mai andare. Devono desiderare di riuscire a parlare con il chirurgo che non avrebbero voluto conoscere.

Devono riuscire a trovare quelle parole che non vorrebbero mai dire al proprio bambino, per provare a raccontargli cosa accadrà.

Devono desiderare che arrivi il momento della sala operatoria prima possibile, perché tutto passi

in un baleno sapendo, a volte, che non sarà così.

Devono desiderare di poter accompagnare il loro bambino in sala perché non possono pensare di lasciarlo andare da solo, steso sulla barella.

Ecco, questo è un viaggio che nessun genitore desidera ma che al tempo stesso deve desiderare,

perché le condizioni di salute del proprio figlio mi gliorino.

Tutto richiede una grande capacità, per riuscire a sostenere quel conflitto continuo: volere ma non

volere mai. Tutto richiede una grande fatica e porta a una grande stanchezza: si può immaginare come un’ora di tempo trascorso in ospedale porti a una stanchezza incomprensibile.

Eppure i genitori riescono a sopportare anche di dormire qualche giorno su una sedia, accanto al

letto del loro bambino appena operato. Fortunatamente, però, in questo viaggio così pieno

di conflitti e di fatiche, sia fisiche che psicologiche, ci sono tanti incontri. Incontri che sostengono, incontri che accompagnano, incontri che raccolgono, incontri che consolano, incontri che rassicurano.

I genitori incontrano le persone dell’ospedale, gli infermieri, gli oss, i medici a cui si aggrappano per rassicurarsi sulle condizioni di salute del bambino; stringono rapporti a volte d’amicizia con altri genitori; incontrano noi, le persone di

A.B.C., noi che facciamo dell’Associazione uno strumento perché le famiglie riescano ad affrontare e a sostenere quel viaggio verso la sala operatoria.





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  Associazione per i Bambini Chirurgici del Burlo - onlus - Cod. Fiscale 01084150323   Credit: Altamira / Agora Web